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Esperienza: un metodo economico per la lotta al punteruolo rosso

Articolo scritto da NICOLA  ACINAPURA

Pubblicato su L.A.Me.T.A – www.lameta.info                                                                                 1d36d23b156ead252433d4ce2c21c387_XL


 

Domenica, 08 Gennaio 2012 09:47

A lungo si è parlato del punteruolo rosso delle palme: di lui ormai sappiamo tante cose, anche a seguito del convegno organizzato dalla nostra associazione: conosciamo bene il suo ciclo biologico, i suo limiti ed il suo potenziale catastrofico, non che sappiamo bene anche quali molecole chimiche sono in grado di sconfiggerlo. Ma applicare queste tecniche nella maniera economicamente più conveniente è un’altra cosa…

Bisogna rapportarsi con la realtà: gli interventi chimici con prodotti specifici hanno un costo, vanno attuati da persone competenti e soprattutto necessitano di attrezzature dedicate. Non tutti sono attrezzati o possono permettersi di sostenere certi costi, specie se nella proprietà sono presenti piu’ esemplari di piante infette. Ma soprattutto,  per chi possiede macchine agricole,  è doveroso nei confronti del bilancio aziendale adoperare le costose attrezzature già possedute e  già quotidianamente utilizzate per fronteggiare tanti altri tipi di insetti dannosi.
In virtù di quanto analizzato sopra ho adottato un metodo tanto semplice quanto efficace per sanificare le sei palme presenti nel giardino del centro aziendale della famiglia Acinapura sita in Trisaia, Rotondella. Le piante in oggetto hanno circa 25 anni e sono alte dai 6 ai 7 metri.

1. Materiali e metodi

Le attrezzature utilizzate sono state una trattrice ed un atomizzatore da 10 ql. Il prodotto utilizzato è stato un’insetticida a base di Imidacloprid dal costo contenuto (intorno alle 22 €/l), alla dose di 100 ml/ hl.
Prima di intervenire chimicamente le palme sono state preparate per l’intervento.
Dapprima sono state potate in maniera decisa. Questo per due motivi: il primo è stato quello di sfoltire la chioma per permettere al prodotto di bagnare bene la palma in prossimità della gemma apicale. Il secondo motivo è stato quello di richiamare l’insetto sulle piante; difatti gli odori che si sviluppano in seguito alla potatura delle palme hanno una forte azione di richiamo nei riguardi del punteruolo rosso, invitandolo a nutrirsi e ad ovideporre su piante che successivamente saranno avvelenate.
In seguito, grazie all’attrezzo più antico al mondo (la zappa), è stata preparata una conca dal raggio di circa 120-130 cm ed è stata riempita d’acqua: irrigare le palme è essenziale per permettere al prodotto che andremo a somministrare di essere assorbito nel migliore dei modi.
Due giorni dopo la potatura e poche decine di minuti dopo l’irrigazione l’atomizzatore è stato riempito d’acqua, vi è stato versato un litro del prodotto all’interno e, lancia alla mano, le sei palme sono state irrigate con il preparato in oggetto. Esso però non è stato somministrato direttamente nella conca, ma è stato spruzzato sulla palma all’altezza della gemma apicale/peduncolo fogliare. Difatti, grazie all’elevata pressione fornita dall’atomizzatore, siamo riusciti tranquillamente da terra a bagnare bene le palme. La soluzione, dopo aver inzuppato per bene le foglie all’altezza del peduncolo, è caduta a terra proprio nella conca precedentemente preparata andandosi ad aggiungere all’acqua presente e continuando la sua azione per via radicale, sistematicamente. In pratica abbiamo applicato il preparato dapprima per via citotropica e poi per via sistemica.

2. Conclusioni

A distanza di 15 giorni è stata verificata l’efficacia dell’intervento: su di una delle sei palme in oggetto, la più compromessa, sono stati riscontrati esemplari morti di larve ed adulti di Rhynchophorus ferrugineus. Ovviamente l’intervento andrebbe ripetuto almeno due volte l’anno. L’unico limite di questo metodo è l’applicabilità su piante alte oltre i 10-12 metri, altezza massima del getto della lancia dell’atomizzatore; di contro palme così alte non sono molto diffuse.